Ad un passo dal cielo

Gli studenti deI triennio della Scuola Itg Guarino Guarini il 26 ottobre 2016 hanno incontrato l’Ing. Marco Petrella e il geom. Guido Bethaz rispettivamente progettista delle strutture e topografo della nuova funivia del Monte Bianco.

“Durante il tragitto per andare a Courmayeur ero veramente euforico all’idea di “scalare” il monte più alto d’Europa, perché non è che capiti tutti i giorni”. Sono le parole di Andrea Dicembre, uno studente di 4^ D, uno di quelli che hanno preso parte ad un’iniziativa di particolare interesse, organizzata dall’Istituto “Guarino Guarini”: la visita alla nuovissima funivia “Skyway” del Monte Bianco. E’ una meta che di per sé vale un viaggio: la nuovissima funivia permette di raggiungere Punta Helbronner a 3.466 metri, dove è possibile ammirare un paesaggio di una bellezza superba. O meglio: potrebbe essere possibile ammirare un paesaggio di vette e ghiacciai se le condizioni meteorologiche fossero favorevoli. Purtroppo così non è stato il giorno della nostra visita in quanto la montagna ci ha accolto con neve, freddo e nuvole che coprivano le splendide vette alpine. “E’ stato un vero peccato – dice l’organizzatore della gita, il prof. Franchi -, perché i ragazzi avrebbero potuto godere dello spettacolo di una natura bellissima e incontaminata. Ci siamo consolati pensando che non siamo saliti sul Monte Bianco solo per ammirare lo spettacolo della natura”. Effettivamente la gita prevedeva momenti di approfondimento su tematiche utili per i futuri tecnici dell’ambiente e del territorio: è stato infatti organizzato un incontro con l’ingegner Marco Petrella, che ha progettato l’intera struttura.

Durante la conferenza, che si è svolta nel “pavillon”, la spettacolare sala conferenze costruita a 2.173 metri di quota, gli studenti sono stati accompagnati a visitare tutte le strutture. L’ingegner Petrella ha spiegato storia, tecniche usate e difficoltà incontrate. “Quest’opera possiede tantissimi sistemi di sicurezza e prevenzione; - spiega Matteo di 4^ D - la tecnologia usata è straordinaria e la struttura è stata costruita tenendo conto delle particolarità del luogo e adottando tutte le precauzioni possibili e immaginabili”.

Sono tanti i particolari che hanno colpito i ragazzi: ad esempio le cabine che ruotano di 360° in modo da permettere una visione completa dell’ambiente circostante; l’accoglienza che si trova a quasi 3.500 metri, con terrazze panoramiche, ristorante, negozi e area bambini; la mancanza di punti deboli nella struttura, perché tutto è stato previsto ed è possibile intervenire non appena si presenti qualche criticità. Ai ragazzi non è sfuggito che l’opera è interamente italiana, dal progetto alla realizzazione. E questo fatto li ha resi orgogliosi. Un ultimo aspetto che non è sfuggito è quello sottolineato da Matteo Lazzarini: “Una cosa che vorrei far notare e che mi ha affascinato è che la funivia del Monte Bianco non è una di quelle opere che lasciano a desiderare per quanto riguarda l’estetica. Questa, invece, presenta un design bello e singolare”.

Gli studenti credo che abbiano avuto modo di apprezzare la competenza di ogni lavoratore coinvolto, dall’architetto all’ingegnere, dal geologo al dottore forestale, dal geometra al perito meccanico o elettrotecnico, dal muratore al carpentiere: è stato un lavoro di squadra nel quale ognuno ha avuto il suo ruolo e tutti sono importanti perché, come sappiamo, anche la più piccola rotellina è necessaria per far funzionare un ingranaggio.

La funivia del Monte Bianco non è solo un’opera bella ma è anche all’avanguardia nella tecnica e nella sostenibilità ambientale, che permette e permetterà a tutti di poter raggiungere la vetta (punta Hellbronner, 3.466 m) e godere di un paesaggio ineguagliabile ad un passo dal cielo.

La bellezza non ha bisogno di aggettivi, basta da sola, andate sulla funivia e capirete come le opere realizzate non disturbano il paesaggio ma si integrano benissimo nell’ambiente così severo dell’alta montagna, che non perdona la stupidità umana.

Ai nostri studenti lascia un messaggio importante: bisogna avere la forza di osare e di darsi da fare, bisogna studiare senza abbandonarsi alla mediocrità, seguendo le proprie passioni. Studio, dal latino studere, significa impegnarsi, applicarsi a qualcosa con diligenza e fatica.

 

prof. Dino Franchi

Ultimo aggiornamento: 2017-05-29 09:56:54