Una giornata con Italo Tibaldi

 

L’8 dicembre 2009 alcuni studenti del gruppo di lavoro del Progetto Majdanek, con gli insegnanti Filippi e Ferracin, si sono recati a Vico Canavese per incontrare Italo Tibaldi.

E’ stata una giornata intensa di lavoro e ricca di emozioni.
Italo Tibaldi ci ha accolti con molto affetto e ci ha aiutati nel nostro lavoro di ricerca sui deportati italiani nel lager di Majdanek: Italo ha condiviso con noi la sua passione e la sua esperienza di studio e di ricerca, maturata in cinquant’anni di lavoro, sui trasporti dei deportati nei lager nazisti, i sui “Compagni di viaggio”. Abbiamo lavorato con lui, abbiamo apprezzato la precisione e la determinazione del suo lavoro, abbiamo condiviso la sua passione nel dare un volto alle migliaia di numeri di matricola, abbiamo ascoltato la sua testimonianza nell’inferno del lager di Ebensee.
Abbiamo trascorso una giornata intensa di emozioni, siamo stati con lui come amici di sempre. 
Lo abbiamo salutato alla sera con il cuore pieno della voglia di vivere che ha saputo comunicarci.
Grazie Italo: abbiamo incominciato il nostro “viaggio” insieme.

Diario della giornata

Faceva piuttosto freddo per essere l’8 dicembre, ci si avvicinava di molto a zero gradi e la brina sull’erba aveva qualcosa di magico mentre si rifletteva con le prime luci che arrivavano da est.
Appena ritrovati si leggeva la stanchezza sui nostri volti e ci aspettava un viaggio in macchina verso un paese di cui ignoravo l’esistenza fino a qualche istante prima, un viaggio per concludere un lavoro di ricerca, selezione e conoscenza sui deportati di Majdanek che andava avanti ormai da mesi con l’aiuto di qualcuno che quei campi di lavoro li aveva provati sulla propria pelle ma che adesso trova ancora le forze di allungare una mano a noi giovani affamati di verità. 
La partenza da via Cigna sotto una Torino, che pigramente apriva gli occhi al nuovo giorno e si preparava a fare l’albero di Natale come tradizione, ma noi avevamo una missione più importante da compiere.
Avevamo un lungo lavoro alle spalle in cui, con l’aiuto dei nostri professori, avevamo sacrificato pomeriggi a catalogare, dividere, e correggere nomi di persone che avevano provato la sofferenza sulla loro pelle ma dei quali ora resta solo una scritta con l’inchiostro, e il nostro lavoro sta nel cercare nel passato anche la loro storia. 
Eravamo già stati in Polonia all’interno del campo di Majdanek solo qualche mese prima e avevamo già visto quelle lettere e quei documenti semi-consumati, che quando ritorneremo laggiù ci aiuteranno a ricostruire i momenti di vita di qualcuno che magari vorrebbe disperatamente essere ricordato per non finire nell’oblio. Il nostro è un tuffo nel passato attraverso quei nomi.

Italo Tibaldi ci accoglie con molta cordialità, con l’allegria negli occhi nel vedere quei giovani. Anche lui ha passato parte della sua vita in mezzo ai nomi di gente che non ha avuto la fortuna di salvarsi, scrivendo anche libri di cui il più importante è Compagni Di Viaggio: dall'Italia ai Lager nazisti. I trasporti dei deportati (1943-1945)..
Cominciamo il nostro lavoro di confronto tra nomi che a volte non coincidono o risultano diversi, modificati dalle varie fonti attraverso cui sono passati e a fine lavoro ci sentiamo tutti un po’ soddisfatti.
Pranziamo con Italo che ci parla della sua deportazione; gli occhi gli brillano quando gli chiediamo della liberazione e noi ascoltiamo e impariamo le fiducia nella vita dalle sue parole.
Italo ha preparato per noi molto materiale che ci mostra e che ci aiuta a capire; quanta commozione nel vedere il certificato della Croce rossa della sua liberazione da Ebensee, l’attestato di partigiano, il certificato di patriota. Una vita impegnata per la libertà, anche per la nostra libertà di giovani che viviamo nella democrazia.

Prima di salutarci Italo ci ha lasciato una sua pubblicazione, il Calendario della deportazione con tanto di dedica, da conservare gelosamente e mostrare ai figliquando anche gli ultimi testimoni della deportazione non ci saranno più e per continuare a tramandare nella memoria di coloro che devono ancora nascere, il passato del mondo in cui vivranno. 
Ora lo stupore farà posto alla determinazione e tutti noi cercheremo di realizzare il miglior lavoro possibile oltre che per noi stessi, anche per Italo e per tutti coloro che non vogliono essere dimenticati.


Grazie Italo!

 

Irene Gittarelli, 4B Sp.

 

 


" I giovani DEVONO avere fiducia ed è nostro dovere dargliela!"
Queste parole illuminanti arrivano da un paesino sperduto tra le montagne piemontesi. Noi, cinque studenti spinti dalla voglia di conoscere e di ricordare, insieme ai nostri due professori, ci siamo arrivati in una fredda giornata e ad accoglierci c’è un uomo sorridente pronto a darci tutto il suo calore, la sua esperienza e la sua immensa voglia di vivere. E’ Italo Tibaldi ex-deportato nei campi nazisti, grande studioso, più volte premiato per il suo importante lavoro di ricerca. Vorremmo fosse premiato oggi per le forti emozioni che ci ha regalato, raccontandoci le sue esperienze, insegnandoci cosa significa ricordare, aiutandoci a procedere nel lavoro che stiamo svolgendo per il “Progetto Memoria”. 
È proprio vero che per raggiungere la luce bisogna conoscere il buio. E’ indescrivibile la fiducia che Italo riesce a trasmetterci mentre racconta il momento della liberazione. Quanta forza rinchiusa in quell’uomo con le guance arrossate e i capelli bianchi ribelli che escono dal cappellino di lana.
Dopo la mattinata trascorsa al lavoro tra gli elenchi dei deportati e il pranzo consumato, ascoltando le risposte alle nostre domande, Italo con il suo solito entusiasmo ci ha mostrato le piante di numerosi campi, ci ha parlato da collega Geometra e ancora una volta ci ha dimostrato l’immensa umiltà con la quale si rapporta. Una persona che in una giornata ci ha sconvolti e ci ha fatto provare un mare di forte emozioni. 
Le sue parole ci hanno ricordato che non dobbiamo mai scoraggiarci. Lo ringraziamo di cuore perché finché esisteranno persone vere come lui, i giovani avranno fiducia e continueranno a sognare.

 

Fabrizio Airaudi, 4A Sp..

 

 

Chi è Italo Tibaldi

Italo Tibaldi, nato a Pinerolo il 16 maggio 1927, è un superstite dei campi di concentramento di Mauthausen ed Ebensee.
Il padre di Tibaldi era ufficiale di Cavalleria alla scuola di Cavalleria di Pinerolo. In seguito al disgregamento dell’esercito, dopo l’8 settembre 1943, il padre si unì ad una formazione di Resistenza e Tibaldi ne diventò la staffetta.
Scendendo a Torino il 9 gennaio 1944 venne arrestato da italiani in borghese. L’arresto avvenne a seguito di una delazione, di cui fu informato solo al rientro. Portato all’albergo Nazionale fu interrogato e violentemente picchiato. Dopo qualche giorno alle Nuove, insieme ad altri 49 compagni, il 13 gennaio fu portato su un camion alla stazione Porta Nuova da dove partì su vagoni bestiame verso la prigionia. L’arrivo a Mauthausen il 14 gennaio fu terribile per il giovane Italo che aveva solo 16 anni e che subì, come tutti, la trafila umiliante e violenta delle docce e della immatricolazione. Italo era diventato il numero 42307.
Dopo due settimane di Quarantena fu destinato al sottocampo di Ebensee dove venne trasferito il 28 gennaio 1944. Lavorò alla costruzione del campo e poi fu destinato alle gallerie. Insieme ad altri italiani Tibaldi fece parte del Comitato di Resistenza del campo.
Il campo di Ebensee fu l’ultimo dei lager ad essere liberato: gli americani entrarono ad Ebensee il 6 maggio 1945; per Italo fu la salvezza perché, ormai alla fine delle forze, era buttato nella baracca in attesa della morte nelle camere a gas. I lunghi mesi della terribile prigionia avevano vinto il giovane resistente.
Tibaldi pesava appena 36 chili e venne ricoverato all’ospedale americano a Salisburgo, istituito in una caserma. In seguito fu portato all’ospedale militare di Bolzano. Con un trasporto arrivò a Milano e finalmente a Torino, dove venne accolto dalla Croce Rossa. Tibaldi – malato di scabbia - riuscì a chiamare sua madre, che lo portò a casa su una carrozzella. 
Era la fine di giugno o i primi giorni di luglio del 1945.
Ultimamente Tibaldi ha cercato e ritrovato i soldati americani che lo avevano liberato e ha allacciato con loro una riconoscente e calda amicizia.

Italo Tibaldi ha dedicato la sua vita a studi e ricerche sulla deportazione, in particolare alla compilazione della "Italianlist", l'elenco di tutti i deportati italiani nei campi di concentramento nazisti, in cui ha raccolto circa 44.000 nomi. A tale scopo ha compiuto una ricerca capillare sui convogli che hanno lasciato l'Italia e le isole Greche per la Germania tra il 1943 e il 1945, identificando il nome dei deportati di 267 trasporti ed ha pubblicato i volumi dal titolo: Compagni di viaggio; A futura memoria; La deportazione nazista dall'Italia: i trasporti. 
Il lavoro di Tibaldi è iniziato nei primi anni ‘50 quando cercò di scoprire i nomi degli altri 49 “compagni di viaggio” stipati con lui nel vagone che partì da Torino Porta Nuova il 13 gennaio 1944 per arrivare il giorno dopo a Mauthausen. Di lì rapidamente il raggio di interesse di Tibaldi si è allargato nel corso degli anni, fino ad abbracciare tutti i deportati italiani a Mauthausen – oltre 8.000, secondo le sue ricerche – e infine tutti i deportati italiani in tutti i campi nazisti. 
Con mezzi limitatissimi Tibaldi ha lavorato per decenni in collegamento con le sezioni dell’ANED e con le organizzazioni internazionali degli ex deportati, oltre che con i musei dei grandi Lager nazisti e con tutti coloro che nel tempo si sono dedicati ad analoghe ricerche su base locale. 
In un’epoca che non conosceva il computer, egli ha compilato decine di migliaia di schede di cartoncino contenenti altrettante scarne biografie individuali. 
Queste schede oggi sono depositate nel Fondo Tibaldi presso la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano e testimonieranno anche in futuro dell’impegno, delle capacità, del fiuto nella ricerca, della passione e dell’infinito amore che Italo Tibaldi ha profuso in questa autentica missione che ha animato per decenni la sua vita. 
Con i suoi elenchi, incessantemente aggiornati e integrati, Tibaldi ha restituito a decine di migliaia di uomini e donne senza volto un nome e un cognome, offrendo a tanti familiari il conforto almeno di conoscere l’ultimo tratto del tragico destino dei propri congiunti. 
A Italo Tibaldi andrà sempre sicuramente il merito di avere aperto, con grandissimo sacrificio personale, un percorso di studi di immenso valore etico e storico. (dal sito dell’ANED)


Ultimo aggiornamento: 2013-01-30 16:50:54