Scambio in ungheria
 

documentazione fotografica

Il progetto

Paesi e scuole coinvolte:
Italia, Istituto Tecnico per Geometri "Guarino Guarini", Via Salerno 60, Torino. 
Ungheria, Istituto Illyés Gyula, Szabadság út 162, Budaörs (Budapest). Istituto "Varga Istvan" di Budapest.

Lo scambio Italia - Ungheria è incominciato nello scorso anno scolastico, su iniziativa della Provincia di Torino che ha organizzato la prima parte dello scambio, a cui hanno partecipato due allievi della ex- III A sp.
L'esperienza positiva, l'accoglienza calorosa e l'amicizia che si è consolidata tra i ragazzi, è stata di incoraggiamento per continuare lo scambio con "le nostre forze".
Tra tanto entusiasmo e qualche difficoltà, siamo infine riusciti ad organizzare il nostro viaggio a Budapest e a portare a termine positivamente la prima fase dello scambio, che proseguirà in settembre con l'arrivo nella nostra città degli ospiti Ungheresi.


Programma didattico e culturale 
Il lavoro verte su un argomento storico riguardante la libertà dalle dittature e in particolar modo sul periodo della invasione nazista in Italia e in Ungheria negli anni 1943/45, e sulla tragedia della deportazione ebraica nei campi di sterminio. 
A E' stata approfondita l'opera di Giorgio Perlasca e si è seguito a Budapest un itinerario sul territorio, nei luoghi in cui si svolse la tragedia della deportazione. 
Di fondamentale importanza, per la sua valenza storica ed umana, è stata la visita al Museo del terrore di Budapest, che ci ha presentato una realtà da noi meno conosciuta, quella della occupazione sovietica e della dittatura comunista sul territorio ungherese.
Sarà preparato un itinerario parallelo dei luoghi della memoria a Torino e sulla deportazione ebraica e politica dalla nostra Regione.


Obiettivi educativi: 
- conoscenza di una cultura diversa, nel presente e nella storia; 
- rapporto con la diversità (culturale, gastronomica, linguistica, ambientale) per imparare a conoscere meglio se stessi; 
- riflessione sulla nozione di tolleranza in quanto rispetto delle tradizioni degli altri;
- ampliamento della propria visione del mondo; 
- relazionarsi con ragazzi stranieri, trovando il veicolo linguistico e comunicativo appropriato.

Cognitivi: 
- storici, legati all'approfondimento del "Progetto memoria" del nostro Istituto.
- Culturali, legati alla conoscenza della civiltà e della cultura ungherese.
- Linguistici, dovuti alla lingua straniera veicolare tra gli studenti: i ragazzi della scuola ungherese, studiano più lingue straniere e conoscono molto bene l'inglese, lingua che può sopperire l'italiano nelle difficoltà incontrate da loro nellAa nostra lingua, che studiano solo da due anni.


L'attuazione del progetto nell'ambito del Piano dell'offerta formativa.
La nostra scuola ha attivato, nell'ambito del Progetto dell'offerta formativa, il "Progetto memoria e intercultura" secondo il quale lo studio della storia e la conoscenza di realtà diverse dalla propria, sono elementi fondamentali che concorrono a formare una coscienza democratica e una cultura della pace.
La storia della seconda guerra mondiale può aiutare gli studenti ad approfondire l'argomento dell'invasione nazista e della deportazione, non solo nel proprio paese, ma anche in Ungheria. La recente riscoperta in Italia della figura di Giorgio Perlasca, tramite pubblicazioni e fiction televisiva, aiuta a sviluppare l'argomento tramite lo studio della realtà di Budapest tra l'ottobre 1944 e il gennaio 1945, periodo in cui Perlasca fu attivamente impegnato a salvare ebrei dalla deportazione, nei mesi dell'occupazione nazista e del governo delle Croci frecciate di Szálasi. 
L'approfondimento della storia, unito alla conoscenza dei luoghi dove si svolsero i tragici avvenimenti di quegli anni (a Budapest, il ghetto, la sinagoga, le case protette, l'ambasciata di Spagna), ha fornito agli studenti un percorso di ricostruzione storica efficace, e li ha aiutati a riflettere sugli orrori delle dittature e sul valore della libertà.

Storia

Gli Ungheresi sono di stirpe ungro-finnica e sono originari del versante orientale degli Urali; da qui vennero spinti verso l'Europa da altreA ondate di popolazioni delle steppe siberiane: Una parte si dirige verso ovest e si stanzia nella Finlandia e d Estonia, un'altra parte nella Siberia settentrionale e gli Ungari dilagano nelle pianure tra Urali e Volga. Il nomadismo e l'incalzare di altre popolazioni, spinge gli Ungari sempre più a occidente verso le pianure del Danubio: sotto la guida del principe Árpád superano i Carpazi e si fermano nell'Ungheria settentrionale. E' l'anno 896, l'anno della conquista della patria.
Dinastia degli Árpád (896-1301)
Il vuoto di potere del Sacro Romano Impero, spinge gli Ungari a dilagare verso sud, fino in Italia: valanghe di feroci cavalieri si abbattono con velocità fulminea sulla pianura padana, sconfiggendo re Berengario alla Trebbia (899) e dopo pochi mesi si ritirano lasciando lo stesso ricordo degli Unni, un "flagello di Dio". Il successore di Árpád, Zoltán invade nuovamente l'Italia settentrionale giungendo a saccheggiare Pavia nel 924, per poi dirigersi verso le zone interne dell'impero germanico ed essere fermato dall'imperatore Enrico I. Gli Ungari frenano le loro conquiste e si dedicano a consolidare lo stato. Géza (972-997) abbraccia la religione cattolica; ma è il suo successore il vero patrono e cristianizzatore dell'Ungheria: Stefano I il Santo (997-1038). Con l'appoggio del papa Silvestro II, che gli invia la corona regia e la croce apostolica, legittimando così il suo potere, Stefano I vince la resistenza dei capi tribù pagani e fonda arcidiocesi e diocesi, invita gli ordini religiosi a fondare monasAteri. Inoltre fa dello stato una monarchia patrimoniale, in cui il potere si fonda sugli immensi possedimenti del re: il re è sacerdote e sovrano e detiene nelle sue mani il potere politico e religioso. 
Il successore, Ladislao I (1077-1095), riprende la politica di espansione allargandosi fino alla Croazia e guadagnando con essa l'accesso al mare Adriatico, ma anche un lungo scontro con Venezia, che durerà tre secoli.
La politica di espansione che si fonda sull'appoggio della nobiltà, ha come contropartita il rafforzamento di quest'ultima a spese della corona: i nobili diventano più potenti e veri signori feudali, hanno numerosi privilegi e immense ricchezze territoriali che indeboliscono la corona e lo stato patrimoniale del sovrano. Questo indebolimento causa la fine dell'autonomia ungara.

I re stranieri sul trono di Ungheria
Nel 1301 si estingue la dinastia degli Árpád e, a causa di numerosi matrimoni delle principesse ungheresi, avanzano diritti sulla corona gli Asburgo e gli Angiò del ramo napoletano. Decisivo è l'intervento del Papa Bonifacio VIII, che assegna la corona a Roberto Carlo D'Angiò (1308-1342): da questo momento solo re stranieri cingeranno la corona d'Ungheria. L'Angiò riesce a riaffermare il potere regio contro l'oligarchia feudale.
Il figlio Luigi I il Grande (1342-1382) riprende la politica di espansione e porta il regno d'Ungheria alla sua massima estensione, inglobando la Boemia, la Serbia, la Valacchia e la Moldavia. Luigi I tenta inutilmente di mettere le mani sul regno di Napoli e conduce A un nuova lunga guerra contro Venezia che si conclude con la pace di Torino(1381).
Morto Luigi, senza eredi maschi si apre una lunga lotta per la successione: la figlia Maria, divenuta regina, è catturata dall'altro erede re di Napoli, Carlo di Durazzo che regnerà un anno. Maria sostenuta e liberata dai Veneziani è di nuovo regina con il marito Sigismondo del Lussemburgo(1387-1437), che sarà anche eletto nel 1410 imperatore del sacro romano impero, per cui Buda sarà per un breve periodo capitale imperiale. Ma in questo periodo la minaccia turca diventa sempre più pressante, e il re è sconfitto dai musulmani in Bulgaria.
Il vuoto di potere che si crea alla morte di Sigismondo, per mancanza di eredi diretti, fa sì che i turchi riescano più volte a sconfiggere gli ungheresi.
Nel 1458 viene chiamato al trono Mattia Corvino (1458-1490), il cui regno segnerà uno dei momenti più felici della storia ungherese.
Sovrano di educazione rinascimentale, sposa la principessa napoletana Beatrice d'Aragona, chiama a Buda schiere di artisti italiani e trasforma la reggia e il castello di Visegrád in splendidi centri d'arte e di cultura umanistiche. Adotta un moderno sistema doganale e fiscale che gli assicura un gettito continuo di denaro e il mantenimento di un forte esercito. Mantiene una politica di pace con i Turchi grazie ad un armistizio che gli consente di dedicarsi a consolidare il suo regno. 
I suoi successori non riusciranno a mantenere la pace né interna né esterna: nel 1514 scoppia una vasAta rivolta contadina sostenuta dai nobili e nel 1526 il re Luigi II muore in battaglia a Mohács in terra ungherese, travolto dall'esercito di Solimano il Magnifico.
Ma la nobiltà, malgrado la drammatica espansione turca, non rinuncia a mettere sul trono sovrani stranieri e deboli da poter comandare facilmente. I Turchi continuano la loro implacabile marcia, travolgendo nel 1541 la stessa Buda. Per più di un secolo i Turchi rimarranno in terra ungherese e solo dopo la disfatta di Kahlemberg, sotto le mura di Vienna nel 1683, i musulmani incominciano ad arretrare. La riconquista dei territori tenuti dai Turchi si concluse con la liberazione da parte degli eserciti della Lega Santa, di Buda nel 1686 e di Belgrado l'anno successivo. La pace di Carlowitz nel 1699 segnò la definitiva liberazione dell'Ungheria dal dominio ottomano; ma la libertà sarà pagata con l'annessione del paese all'Impero Asburgico.

L'Ungheria asburgica
Il secolo XVIII è segnato da violente rivolte contro la dominazione asburgica per l'indipendenza magiara; le rivolte furono duramente sedate dall'esercito asburgico, ma anche durante il periodo dell'assolutismo illuminato di Maria Teresa e di Giuseppe II, continuarono rivendicazioni di indipendenza.
Sotto Francesco I, imperatore d'Austria dal 1792 al 1835, la minaccia napoleonica sembrò sopire i dissidi tra impero e popolazione magiara, ma nel corso dell'Ottocento si andò formando una forte coscienza nazionale soprattutto per opera di Lajos Kossut, un liberale vero ispiratore delle riforme piùA profonde e radicali.
Quando la fiamma rivoluzionaria divampa nel 1848 a Vienna, e si diffonde per tutta l'Europa, anche Budapest insorge: il 15 marzo 1848 dalla scalinata del Museo Nazionale, Petófi ( il poeta che solleva gli spiriti nazionali) accende il patriottismo magiaro e l'11 aprile l'imperatore d'Austria deve concedere il primo governo autonomo con a capo Kossuth, e la costituzione di un esercito ungherese. Ma i paesi confinanti non accettano la sovranità ungherese e si alleano con Vienna: Kossuth deve scegliere la via della guerra, aiutato dai Piemontesi e dai Polacchi. 
Il 14 aprile 1849 l'Assemblea Nazionale proclama l'indipendenza dall'Austria. 
Ma la situazione internazionale cambia; il fallimento della rivoluzione italiana contro gli Austriaci, con la sconfitta di Novara, la chiamata degli eserciti russi in soccorso dell'Austria, la salita al potere del giovanissimo sovrano Francesco Giuseppe, sono i fatti che mettono fine all'epopea di Kossuh.
L'Ungheria fu posta sotto stretto controllo austriaco.
Il 1866, con l'indebolimento dell'Austria a seguito della sconfitta inflitta dalla Prussia, segna invece per l'Ungheria la ripresa dell'indipendenza: Francesco Giuseppe è infatti costretto a concedere la duplice monarchia austro-ungarica nel 1867. L'Ungheria divenne così un'entità statale distinta dal resto dell'Impero, un regno la cui corona fu però attribuita all'imperatore.

Indipendenza ungherese
Con il crollo dell'impero asburgico, dopo la fine della prima guerra mondiale, l' Ungheria, privata dellAa Transilvania - che si era nel frattempo unita alla Romania - il 6 novembre 1918 proclamò la propria indipendenza e si trasformò in repubblica. Il governo fu affidato a Mihály Károlyi, capo del partito dell'indipendenza. La coalizione socialdemocratica-borghese non riuscì a far fronte ai gravi problemi del dopoguerra e il 21marzo del 1919, in seguito all'accordo fra i socialdemocratici e i comunisti guidati da Bela Kun fu proclamato lo stato dei soviet. Si ebbe allora una fase di terrore rosso volto all'instaurazione della dittatura del proletariato. Ma cechi e romeni, appoggiati dalla Francia e dall'Italia, riuscirono a prendere Budapest ed instaurare di nuovo la monarchia. Seguì un periodo di terrore bianco e un'involuzione autoritaria appoggiata dalla chiesa e dai grandi proprietari terrieri.
Il nuovo stato governato da un partito unico, l'Unione Cristiano nazionale (che vince tutte le elezioni, dato il ristrettissimo suffragio elettorale), esprime evidenti simpatie per il fascismo italiano, con il quale firma un trattato di amicizia.
Gravemente danneggiata dalla guerra e dall'occupazione romena, l'economia ungherese risentì della disorganizzazione del tessuto produttivo provocata dalla modificazione delle frontiere e dall'afflusso di profughi dai territori perduti, mentre una limitata riforma agraria lasciò di fatto inalterata la grande proprietà terriera.
L'ascesa del Nazismo in Germania destò molte simpatie, espresse dalle nuove formazioni delle "croci frecciate", che imposero, nel 1932, la dittatura del generale Gömb&oumAl;s durata fino al 1936. Sotto il governo di Pál Teleki si assistette ad un progressivo avvicinamento alla Germania hitleriana, con l'adesione al patto anticomintern, e dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, l'adesione al patto fra Germania, Italia e Giappone, e l'uscita dalla Società delle Nazioni.
Durante la guerra, l'Ungheria al seguito dei successi di Hitler riesce ad allargare il suo territorio fino quasi ai confini del 1918, ovviamente al prezzo di un totale asservimento del governo alla politica del Reich.
Nell'agosto del 1944 l'Ungheria, arresasi agli alleati, viene occupata da Hitler che impone un governo fantoccio filonazista delle Croci frecciate, capeggiato da Szálasi; mentre il capo di stato maggiore Miklos, rifugiatosi presso i russi forma un governo provvisorio.Questi mesi segneranno la drammatica deportazione di gran parte degli ebrei ungheresi, nei campi di sterminio nazisti. L'ultimo più grave disastro della guerra è provocato dalla resistenza ad oltranza dei tedeschi nella cittadella di Buda, espugnata dai sovietici. L'armistizio è firmato il 20 gennaio 1945.

Dopoguerra 
Alle prime elezioni libere del 4 novembre 1945 il Partito dei piccoli proprietari ottenne la vittoria; nel 1946 venne proclamata la repubblica con la nomina a presidente di Tildy, del Partito dei piccoli proprietari. Il controllo della polizia e la presenza delle forze sovietiche di occupazione, consentì al partito comunista, guidato da Rákosi, di assumere un ruolo egemone nella vita politica, anche ricorrendo all'intimidazioneA e alla repressione nei confronti di esponenti politici e partiti moderati, il che portò alla loro emarginazione. L'egemonia dei comunisti si rafforzò in seguito alla fusione con la sinistra del partito socialdemocratico, da cui nacque il Partito ungherese dei lavoratori (1948). Una costituzione di tipo sovietico fu introdotta nel 1949.
Negli anni successivi il paese fu sottoposto ad un processo di profonda trasformazione sociale e politica, incentrato sullo sviluppo dell'industria pesante e sulla collettivizzazione dell'agricoltura, nel quadro di un'economia pianificata. Tutte le forme di opposizione e di dissenso furono represse e il partito fu sottoposto a un'ampia "purga" che colpì anche i suoi esponenti maggiori. L'integrazione socialista avvenne attraverso la firma di trattati bilaterali con l'URSS, e fu in seguito rafforzata con l'adesione al COMECON (1949) e al patto di Varsavia (1955).
Nel 1953, tuttavia, la morte di Stalin permise un rafforzamento delle posizioni riformiste e antistaliniste all'interno del partito comunista, e condusse alla guida del governo un moderato, Imre Nagy. Nei due anni successivi il paese sperimentò una cauta liberalizzazione politica, economica e culturale, fortemente ostacolata dal leader del partito comunista Rákosi, che portò alla sostituzione di Nagy alla guida del governo.
Le posizioni critiche tuttavia si consolidarono, in particolare negli ambienti intellettuali e studenteschi (anche grazie al contemporaneo processo di destalinizzazione di Kruscëv in URSS), e nel luglio del 1965 Rákosi dovette lasciare la Acarica di primo segretario del partito comunista.
Il movimento di protesta continuò a crescere, coinvolgendo anche il mondo dei lavoratori e in ottobre si trasformò in un movimento rivoluzionario contro la dominazione sovietica e il regime totalitario. Nagy tornò alla guida del governo e dopo aver tentato di svolgere un ruolo di mediazione fra gli insorti e le forze sovietiche, di fronte all'estendersi del movimento rivoluzionario, ne accettò le principali rivendicazioni. Le richieste dei comitati rivoluzionari erano il miglioramento delle condizioni di lavoro e del trattamento economico, il ritorno al sistema pluripartitico, l'uscita dell'Ungheria dal patto di Varsavia, nonché l'immediato ritiro delle truppe sovietiche. In appoggio a queste richieste i consigli degli operai dichiararono lo sciopero ad oltranza.
Il 4 novembre 1956 le truppe sovietiche soffocarono violentemente il movimento rivoluzionario, aprendo il fuoco con i carri armati contro il Parlamento e contro le fabbriche occupate.
Arrestato Nagy e tutti gli esponenti del suo governo (Nagy sarà impiccato due anni più tardi), in tutta l'Ungheria si scatena la battaglia tra Ungheresi e Russi: a Budapest si combatte per tre giorni e secondo le stime delle Nazioni Unite ci furono 25 mila morti ungheresi e 7 mila soldati sovietici caduti.
Il 5 novembre Kádár assunse la guida del partito e del governo; dopo aver represso l'opposizione (circa 20 mila arresti e alcune centinaia di condanne a morte) e restaurato l'autorità del partito, il governo realizzò un progressivo miglioramenAto delle condizioni economiche che ne allargò il consenso. Nel 1961 venne avviata una lenta liberalizzazione dell'economia e uno sviluppo dell'industria leggera e dei beni di consumo; negli anni '70 venne rilanciata una politica di riforme e iniziarono gli scambi con l'occidente.
Nella seconda metà degli anni '80, sullo sfondo di un continuo deteriorarsi della situazione economica e grazie all'avvento dell'era gorbacëviana e con essa alla grave crisi dei regimi comunisti, in Ungheria si ebbe il sorgere di un pluralismo politico.
Ricomparve allora il Partito dei piccoli proprietari, e altri gruppi politici democratici.
Nel marzo del 1989, con la dissoluzione del potere comunista, il paese divenne una repubblica democratica. Dal giugno dello stesso anno le truppe sovietiche incominciarono a ritirarsi dal territorio ungherese, e le prime elezioni libere si tennero nel marzo aprile 1990.

Il presente
Le elezioni del 1990 segnano la vittoria dei partiti del centro destra.
La difficile transizione all'economia di mercato, con la privatizzazione degli enti statali, crearono difficoltà al paese e segnarono la sconfitta del partito di governo e l'elezione nel 1994 del partito socialista, guidato da Guyla Horn e appoggiato da una forte coalizione.
Nonostante il significato del voto di protesta contro le durezze del processo di transizione verso l'economia di mercato, il governo socialista non fermò il processo, così da favorire l'ingresso nel paese di consistenti capitali esteri.
Le elezioni del 1998 videAro la vittoria del Forum dei giovani democratici, il cui esponente Viktor Orbán costituì un governo di coalizione di centro destra.
Nel 1999 l'Ungheria è entrata nella NATO ed è in attesa di entrare nell'Unione Europea, entrata prevista per il 2004.

 

Viaggio a Budapest


Giovedì 27 Marzo 2003… il tanto agoniato momento è giunto, se ne parla da quasi un anno, tutto è stato organizzato e preparato e finalmente l’attesa è terminata, si parte! Ognuno di noi è emozionato all’idea di questo scambio con i ragazzi ungheresi ma allo stesso tempo si celano nei nostri animi timori ed apprensioni che si dimostreranno futili sentimenti in seguito alle prime frasi scambiate con i nostri nuovi amici.
Alle 15.45 ci si trova alla stazione Porta Nuova di Torino per eseguire il check-in dei bagagli, dopo un’attesa di circa un ora ci si dirige verso il pullman dell’ALITALIA il quale ci trasporterà fino all’aeroporto di Malpensa, nei pressi dell’Interland milanese; il tempo degli ultimi saluti con genitori e parenti (e fidanzate) e ci si avvia. Durante il tragitto tutti noi ci dimostriamo entusiasmati ma in questa fase della giornata non è tanto l’idea di arrivare a Budapest che ci rende euforici bensì l’idea di prendere l’aereo; per la maggior parte di noi è un’esperienza nuova e quindi i commenti e le opinioni su di essa si sprecano.
Alle 19 circa giungiamo allo scalo aeroportuale milanese e di lì ci dirigAiamo verso il nostro terminal; il volo è alle 20.20 e nell’attesa di imbarcarci ci dedichiamo ad un breve spuntino e dopo una mezz’oretta circa saliamo a bordo dell’aeroplano mediante un lungo tunnel che collega il gate all’entrata del velivolo appartenente alla linea nazionale ungherese MALEV; a bordo ci si sente eccitati e al tempo stesso preoccupati ma comunque la voglia di decollare è elevata. Un avviso mediante la voce di una hostess proveniente dalla cabina di bordo annuncia che l’aereo partirà con circa 30 minuti di ritardo e alcuni di noi, i più timorosi, tirano un sospiro di sollievo ma trascorso tale termine le turbine fanno sentire sempre più la propria voce e per i primi attimi il rumore all’interno dell’abitacolo pressurizzato sembra assordante ma si dimostra anche appassionante per i puristi, presenti nelle nostre fila, dei motori; l’aereo compie svariate centinaia di metri a velocità moderata al fine di trovare la pista del decollo e una volta raggiunta… i propulsori vengono portati alla massima potenza, il rumore frastornante fa venire i brividi e dopo qualche secondo una spinta sovrumana avvolge i nostri sedili, il velivolo accelera con veemenza e, alla velocità di circa 300 km/h, raggiunti in poco meno di 10 secondi (dati stimati dai soliti puristi), ci stacchiamo da terra…la sensazione provata è qualcosa di straordinario, l’aereo sale e noi ci troviamo in una posizione leggermente innaturale la quale suscita in noi forti emozioni, dal finestrino scorgiamo tutte le luci dell’aeroporto e dintorAni ma non si riescono a distinguere le abitazioni (sono le 21 circa ed è buio). Trascorsa la fase turbante del decollo e raggiunta la quota di crociera si possono slacciare le cinture e ci si può rilassare, l’arrivo all’aeroporto Ferihegy di Budapest è previsto per le ore 22.30 circa. Durante il viaggio alcuni di noi, i più facoltosi, sfogliano i quotidiani offerti prima di salire a bordo, altri ascoltano musica, altri ancora guardano i cartoni animati proiettati sui piccoli schermi reclinabili presenti sopra i nostri sedili; ad un certo punto le hostess passano nel corridoio e consegnano ad ognuno di noi la cena, ma più che una cena si tratta di un breve pasto, servito su una tavoletta nel cui interno vi si trovano delle foglie d’insalata, alcune fette di prosciutto e formaggio, una tazza per il caffè, delle posate di plastica, una bustina di zucchero, una minuta confezione di latte ed un altrettanto contenuta confezione di marmellata da consumare con il pane il quale viene servito seguentemente, tutto disposto con minuziosa precisione e compattezza; oltre al volo quindi una nuova esperienza culinaria.
Sono le 22.30, il comandante annuncia l’imminente arrivo allo scalo ungherese e consiglia di allacciare le cinture, siamo pronti per l’atterraggio; durante la discesa si respira nuovamente un’aria colma di apprensione ma in questo frangente non così preoccupante come verificatosi al momento del decollo, dai finestrini intravediamo il bordo della pista e il fatto che essa si avvicini sempre di più a noi suscita mille pensieri nelle nostre menti,A come avverrà l’atterraggio, dove sosterà l’aeroplano ma in questi attimi soprattutto si pensa a come ci accoglieranno le ragazze e i genitori ungheresi e alcuni di noi fanno già previsioni su chi sarà la più e la meno carina, anche se questo alla fine del viaggio si dimostrerà un dato irrilevante visto che tutte possedevano quei requisiti di simpatia, generosità e benevolenza che noi, al momento dell’arrivo in terra magiara, non ci saremmo mai e poi mai prospettati. Avviene l’atterraggio, con qualche breve scossone naturalmente, e ci fermiamo dopo un paio di minuti. In questi attimi la tensione sale e ogni metro percorso lungo il tunnel si trasforma in una serie di sussulti e battiti al cuore, giungiamo infine in una sala che costituisce l’entrata dell’aeroporto e in quel momento le palpitazioni raggiungono il massimo valore perché dinanzi a noi vediamo una folla di genitori e ragazze; a questo punto, fatta eccezione per Marco Dal Pont e Andrea Peditto, i quali avevano precedentemente partecipato allo scambio e che quindi conoscevano già i loro coetanei, ognuno di noi, preso dall’agitazione, si mette da parte e attende che qualcuno lo chiami, nel momento in cui ci troviamo davanti alla nostra compagna le espressioni diventano molteplici e le parole si dimezzano dato che l’imbarazzo è grande; quindi, fatta breve conoscenza ci avviamo verso l’uscita dell’aeroscalo e qui, una volta saliti in auto, tutti intraprendiamo strade differenti, pronti per un’avventura nuova che interesserà l’intera A settimana.

 

 

Venerdì 28 marzo 2003

Dopo essersi incontrati alle ore 11.00 a Budapest abbiamo visitato la sinagoga, posta all’incrocio di due delle principali vie che delimitavano il ghetto ebreo. Tale edificio, costruito alla fine dell’ottocento e ricostruito dopo i bombardamenti, riprende vagamente le fattezze della basilica romana a tre navate con una parte absidale sormontata da una piccola cupola dai colori vivaci, tuttavia presenta soppalchi in legno nelle navate secondarie. Dopo la sinagoga è stato interessante visitare il museo degli ebrei composto da quattro sale, nella prima sono contenuti gli oggetti di rito, provenienti non soltanto dal territorio ungherese ma dall’intero ex impero Austro-Ungarico, tali oggetti nonostante l’apparenza, non sono interamente in oro bensì in argento placcato poiché è proibito realizzare gli ornamenti sacri esclusivamente in oro. E’ spesso richiamata la figura del leone, simbolo del popolo di Israele (infatti la parola Ariel, che significa appunto leone, è stata adottata addirittura come nome), nell’ingresso del museo sono custodite pietre tombali risalenti al IV secolo d.C. La seconda sala contiene i simboli delle principali feste ebraiche come l’Hannukka (l’olio che brucia per otto giorni). Nella terza camera si possono trovare gli oggetti comuni del mondo ebraico come gli affilati coltellini per effettuare le circoncisioni. La quarta ed ultima sala è dedicata all’olocausto, qui la guida ha Anarrato la propria esperienza infantile in quanto visse con la madre in una casa protetta,dopo aver ricevuto il salvacondotto poco prima dell’arrivo delle Croci frecciate.
Fu un console svedese che contrattò con le Croci frecciate per la costituzione delle case protette, coloro che non ricevettero il salvacondotto furono deportati, si calcola che circa 600.000 ebrei ungheresi furono deportati ad Auschwitz.
Dopo una breve sosta per il pranzo, ci siamo recati al museo del Terrore situato in una ex casa di reclusione nazista e comunista liberata negli anni ’60.
Al centro della prima sala è posto un carro armato sovietico circondato da una pozza d’olio nella quale si rispecchiano i migliaia e migliaia di volti delle donne e uomini torturati ed imprigionati durante i due differenti regimi in tale edificio; le altre sale, molte delle quali ricostruite secondo l’aspetto originario, contengono strumenti di tortura ed oggetti di uso quotidiano, nonché documenti e fotografie, inoltre nel piano interrato vi sono ancora le prigioni, le sale di tortura e di esecuzione.
La visita di tale museo, probabilmente il più importante e straordinario d’Europa, è stata fondamentale per comprendere appieno la grande tragedia di questo splendido paese, straziato dai molteplici anni di dittatura prima nazista e poi comunista, nel quale le prime libere elezioni furono quelle del 1990 e l’ultimo prigioniero di guerra (Andràs Toma) tornò in patria nel 2000.

Sabato 29 marzo

Sabato mattina, ore 8.00, il tempo di trAovarci, come al solito, davanti al Liceo Illyes, e ci indirizzamo verso la “Hosok Tere” o Piazza degli eroi, dedicata alla memoria degli eroi che hanno fatto la storia ungherese.
Prendiamo una serie di mezzi pubblici, un bus per raggiungere il centro di Budapest e la metropolitana; quest’ultima si dimostra una nuova esperienza per molti di noi; per accedere alla stazione sotterranea si deve procedere lungo una scala mobile (dalla pendenza a dir poco vertiginosa!), prima di quest’ingresso però è necessario obliterare l’apposito biglietto nelle macchinette antecedenti le scale, ma per nostra distrazione abbiamo vidimato i preziosi pezzi di carta in maniera errata e perciò un bestione di controllore ci ha rifilato una sonora multa senza pietà… visto che eravamo dei turisti… appunto!
Eccoci infine alla Piazza degli eroi, essa, a prima vista, si dimostra maestosa e vasta, il suo fulcro è dominato da un grandioso monumento dedicato agli eroi magiari, segna il punto d’incontro tra due viali, uno proveniente dal centro della città e un altro che delimita a ovest il parco comunale. La sua ubicazione e costruzione durò ben 30 anni e si concluse nel 1927, ad opera di due famosissimi architetti ungheresi. Su questa piazza si affacciano due splendidi edifici, il palazzo delle Belle Arti e la Galleria d’Arte; ai piedi di queste costruzioni ci siamo dilettati in molte fotografie dato che lo sfondo era molto suggestivo. Questo piazzale è denso di connotati storici dato che è stata la sede dei principali avvenimenti Adell’ultimo secolo di storia ungherese: durante la rivoluzione del 1918-1919 la popolazione distrusse la statua dell’imperatore Francesco Giuseppe e sostituì quella di Arpad con una di Karl Marx, simbolo del movimento emergente comunista dell’epoca, e con un monumento agli operai; durante il secondo dopoguerra la piazza fu teatro delle imponenti manifestazioni che accompagnarono la nascita del governo socialista; nel 1989 vi furono solennemente commemorati personaggi celebri e altri capi della rivolta del 1956 giustiziati dopo l’intervento sovietico.
Dopo un’accurata visione di questa meravigliosa piazza e dopo aver udito le interessanti spiegazioni della nostra infaticabile prof.ssa Alessandra, ci dirigiamo verso un parco dove sono stati ricostruiti (verso fine dell’800) i più bei castelli ungheresi. Ci ricorda tanto il Valentino… luogo che desta, anch’esso, romanticismo e dove si trascorre volentieri il proprio tempo libero. Infatti ci viene l’idea (intelligente) di acquistare un pallone, nella circostanza coinvolgiamo anche le nostre amiche ungheresi, alcune delle quali si divertono un mondo nel mostrarci le loro “doti sportive”. Dopo questo breve ristoro la prossima meta è il centro di Budapest, più dettagliatamente Vaci utca, una delle vie più rappresentative della capitale che molti turisti scelgono di visitare più per i negozi che essa offre che per le bellezze architettoniche che racchiude. Abbiamo il tempo di uno spuntino veloce e poi di corsa sulle rive del Danubio, dove ci attende il battello. Breve sAosta all’imbarcadero e poi ci apprestiamo a vivere una elegante crociera. Seduti, come veri turisti, ai tavolini, sorseggiamo con piacere la bibita offertaci e… si parte. La navigazione sul Danubio è molto affascinante perché ci permette di vedere Buda e Pest nel loro splendore. Le dettagliate e sapienti informazioni che ascoltiamo, in lingua italiana, dalle “cuffie” in dotazione, ci aiutano a leggere meglio la struttura della città. Approdiamo sull’isola Margherita, verdissima e sorridente; tanti ragazzi nei prati, molte famiglie che passeggiano. Anche noi ci buttiamo in una lunga passeggiata in cui la bellezza del luogo ci aiuta a superare timidezze e difficoltà linguistiche e l’amicizia con le belle compagne ungheresi si intreccia in modo piacevole. Dopo circa un’oretta ritorniamo al battello, da cui godiamo ancora del dolce paesaggio. Verso le 18 facciamo ritorno a casa per cenare (in Ungheria non si hanno orari specifici per il pranzo e la cena, si mangia nel momento in cui se ne sente il bisogno, ovviamente sempre entro un certo limite) in modo da riposarsi per la lunga giornata e prepararsi per la serata che si prospetta molto interessante, infatti ci divideremo in due gruppi, uno andrà in un locale notturno a bere qualcosa e a ballare mentre l’altro si dirigerà ad una (movimentata!) festa organizzata nella casa di un amico di alcune compagne. Insomma, molti di noi rientreranno nel proprio letto (non senza alcune disavventure!) addirittura alle 4 di mattina, pur consapevoli che la seguente giornata sarebbe stata non meno impegnativa di quellAa appena trascorsa e che la sveglia sarà ad un’ora prossima, direi quasi imminente, le 7!

 

Domenica 30 marzo: visita a Szentendre

E’ domenica; siamo abituati a considerare questa giornata come “la più bella della settimana” dato che viene sfruttata da noi studenti per dormire fino a tardi e riposarci dalle fatiche (?!) scolastiche, ma in questa circostanza non si dimostrerà tale visto che bisogna alzarsi quasi all’alba, le 7 del mattino, dato che il viaggio in pullman per raggiungere la località Szentendre durerà circa un’ora. I ragazzi di Budaörs si danno appuntamento alle 8.30 e si avviano verso il paese facendo sosta a Budapest per “raccogliere” i sei ragazzi e la professoressa residenti nella capitale. Durante il tragitto vige un insolito silenzio all’interno dell’autobus, forse a causa degli effetti provocati dai bagordi effettuati la sera e la notte precedenti; alcuni, (praticamente tutti!) ne approfittano per prolungare il pisolino mattutino; la giornata non è delle migliori dal punto di vista climatico, c’è un pallido sole offuscato da alcune nubi, ma non sarà di certo il tempo avverso a ostacolare il nostro divertimento durante la giornata.
Verso le 10 circa giungiamo a Visegrád, l’autista si appresta a parcheggiare in una piazzola di sosta e seguentemente scendiamo dal veicolo, dinanzi a noi si presenta un castello e la prof.ssa Alessandra ci spiega che fu costruita, sulle cime di questa collina, da alcuni rifugiati serbi; iAl momento più entusiasmante però, si ha quando vediamo dall’alto della fortezza l’ansa del Danubio in un punto in cui esso compie una curva di circa 90 gradi: è un paesaggio spettacolare il quale verrà subito immortalato da decine di macchine fotografiche; all’interno del forte vi sono delle statue a grandezza naturale, riprodotte fedelmente, che rappresentano al meglio come avveniva la vita delle persone al suo interno. Dopo circa 30 minuti ci avviamo nuovamente verso il pullman il quale ci condurrà nella cittadina di Szentendre: scendiamo e scorgiamo subito diverse bancarelle, ma neanche il tempo di avvicinarci ad esse e Alessandra ci avvisa che in questo luogo i commercianti guadagnano molto grazie ai turisti visto che applicano dei prezzi abbastanza alti sulla loro merce, detto ciò ci guardiamo bene da fare degli acquisti; intravediamo una stradina la quale conduce al centro del paese. Questa ridente cittadina, rimasta intatta nel corso dei secoli, si affaccia sul Danubio in un paesaggio estremamente romantico: piccole viuzze salgono sulla collina e dalla chiesa Blagovestenska si gode il panorama offerto dai tetti e dalle case barocche, giù fino ai piedi del fiume. Ci perdiamo incantati tra le caratteristiche abitazioni, godendo di un luogo tipicamente ungherese. All’ora di pranzo ci dividiamo nei soliti disparati gruppetti diramandoci in diverse direzioni, anche se, essendo il paese molto ristretto, dopo qualche minuto tutti i gruppi si ritroveranno; al termine del breve pranzo al sacco alcuni di noi decidono di fare una partita di pallone in uAn piccolo parco situato lungo il fiume: la palla acquistata il giorno precedente si è quindi dimostrata utile! La partita dura circa 30 minuti al termine della quale siamo esausti e spossati, sia per il caldo (la giornata si è nel frattempo aggiustata), sia per il fatto che la presenza di ragazze ha galvanizzato tutti noi e ognuno cercava di esibirsi in virtuosismi molte volte non sorretti dalle proprie capacità tecnico-motorie! Alle 17 circa ci ritroviamo con le professoresse presso il pullman, il quale provvede, in un’oretta circa, a riportarci a Budapest e a Budaörs.
Ci dirigiamo quindi alle nostre rispettive abitazioni, al fine di fare una bella e rilassante doccia, cenare e, come ogni sera, trascorrere le ultime ore della giornata con le nostre compagne ungheresi nei vasti centri commerciali della capitale o nei numerosi pub e locali notturni; il giorno della partenza si avvicina e ognuno di noi vuole vivere al massimo gli ultimi momenti di questa felice e gioiosa esperienza.

 

Lunedì 31 Marzo

E’ lunedì mattina e come tutti i giorni ci troviamo davanti al Liceo Illyès. Per questa giornata il programma prevede una visita alla splendida Budapest, più precisamente nella parte di Buda, poi la possibilità di pranzare nell’enorme centro commerciale Westend ed infine una sana passeggiata nel cuore della città.
Dunque ci rechiamo a Buda.
Saliamo sulle pendici della collina per una magnifica strada pedonale immersa in un bel giardino: la giornata èA splendida, il cielo limpido e il sole caldo e primaverile rendono, dinanzi ai nostri occhi strabiliati, un paesaggio a dir poco magnificente, la vista sul Danubio e i numerosi ponti che lo attraversano sono gli elementi più caratterizzanti di questo sontuoso scenario: cogliamo quindi subito l’occasione per fare delle foto bellissime. 
Giunti davanti al Palazzo Reale, il quale si dimostra imponente non solo per i suoi connotati storici ma anche per le sue bellezze architettoniche, scorgiamo una grande statua che ci riporta sapore di casa: rappresenta il Principe Eugenio di Savoia che, da grande condottiero, ha riscattato l'Ungheria dal dominio dei Turchi nel 1686. Proseguiamo la passeggiata per Buda tra austeri palazzi e stradine “ornate” di casette settecentesche dai pallidi colori pastello che ognuno di noi vorrebbe possedere. L'arrivo alla chiesa neogotica di Mattia ci consente una sosta sui Bastioni dei Pescatori e ci regala un altro grandioso panorama sulla cittadina di Pest. La Professoressa Alessandra, nostra infaticabile guida, si sofferma sul fatto che Buda e Pest sono due città a tutti gli effetti e non due semplici quartieri della capitale magiara, ci fa notare, mostrandoci non poco la benevolenza che ha per la sua città natale, Buda, che chi è nato in quest’ultima non potrebbe mai vivere a Pest! Anche se le due città si integrano perfettamente, unite e divise dal Danubio, esse costituiscono due realtà ben differenti visto che Buda è la cittadina storica in cui si cela l’affascinante lato antico della capitale, meAntre Pest rappresenta il fulcro commerciale del paese e di conseguenza la parte più moderna; Alessandra si dimostra notevolmente affiatata nello spiegarci gli aneddoti della sua città per il fatto che, essendo molto patriottica, la sua voce e le sue parole riescono a farci comprendere a pieno quello che comporta per lei essere una cittadina di Buda.
Nelle tranquille stradine di Buda il caldo si fa sentire e il bisogno di un gelato si fa avanti, sostiamo quindi qualche minuto per degustare il dolce spuntino e ne approfittiamo per acquistare qualche necessaria cartolina.
Scendiamo dalla collina e ci troviamo sul ponte delle Catene: l’idea di incamminarci su di esso è emozionante!! Nel frattempo la giornata si è leggermente guastata e qualche fredda nube porta degli aneliti di vento che, durante la traversata, fanno innalzare le chiome delle nostre amiche ungheresi (ma anche di qualche ragazzo!). 
Anche da qui i panorami sono stupendi: ci incamminiamo lungo il Danubio verso il grande palazzo del Parlamento Ungherese, la maestosità e la bellezza di questo edificio in stile neogotico, costruito alla fine dell'Ottocento, desta una grande incanto nei nostri occhi ed anche una notevole curiosità al fine di ammirare il suo interno ma purtroppo il palazzo non è visitabile perché costituisce tutt'oggi la sede del Parlamento ungherese; nei decorosi giardini prospicienti notiamo una grande bandiera ungherese con un buco all’interno, davanti alla quale ci sono fiori e ricordi: l’infaticabile Alessandra ci spiega che sono stati rimossi dalla bandiera la Afalce e il martello simbolo del comunismo e dell'occupazione sovietica e che quindi, l’odierno stendardo, è il simbolo della libertà conquistata.
Dopo una mattinata densa di bellezze giunge l'ora di pranzo e i nostri amici ungheresi, senza i professori, ci portano nel centro commerciale Westend. Qui si formano alcuni gruppi, ognuno fa ciò che vuole, anche se, essendo mezzogiorno, cibarsi e rifocillarsi pare l’idea più consona alle nostre menti impoverite. Arriviamo ad un fast food, all’interno del quale, da buoni italiani, ordiniamo pizza e spaghetti; alla vista entrambi i piatti sembrano invitanti e assaggiando la pizza sembra confermata questa ipotesi, insomma non è il massimo ma accettabile! Gli spaghetti sembrano avere qualcosa di diverso da quelli che noi conosciamo, e dopo qualche boccata ci si rende conto che il sugo in realtà non è pomodoro ma ketchup. Chiunque voglia andare in Ungheria, non prenda mai gli spaghetti al ketchup, è qualcosa di terribile!
Finito il pranzo, per così dire, all’italiana, ricominciamo a girare nel centro commerciale, il quale è veramente grandissimo, in cerca di qualche souvenir da portare in Italia, e incrociando un giornalaio, ci viene in mente una splendida idea, e ancora una volta da perfetti italiani, compriamo “La gazzetta dello sport”, per sapere tutto su Italia – Finlandia, unico rimpianto di questo scambio, in quanto non abbiamo potuto vederla. 
Ci rechiamo infine con il tram alla Via Vàci, il cuore commerciale e storico di Pest con una vasta ed eleganAte zona pedonale; una pasticceria di antica data attira le nostre insegnanti…ma noi preferiamo stare da soli con i nostri compagni ungheresi. Stiamo organizzando infatti una splendida serata nel pub di Budapest. Torniamo nelle nostre famiglie per riposarci e rinfrescarci: una buona cena ci aspetta e poi tutti insieme ad ascoltar musica!!!

 

Martedì 1 aprile: visita al liceo Illyés

E’ il penultimo giorno, la nostalgia si fa sentire, ma il pensiero che fra meno di 48 ore lasceremo i nostri nuovi amici ci mette tristezza, si cerca perciò di non pensarci e di divertirsi fino alla fine. Oggi è in programma la visita al liceo Illyes, la scuola di Budaörs dalla quale provengono la maggior parte delle nostre amiche; alle ore 9 è previsto il ritrovo all’interno della scuola. 
Il primo impatto, per i ragazzi residenti a Budapest, è a dir poco sconcertante e alquanto singolare: dopo la scalinata che segue l’entrata principale, vi è un grande atrio nel cui centro è posizionato un palco munito, ai lati, di due enormi casse musicali (quasi ci trovassimo in una discoteca!), ai lati dell’atrio sono infine presenti diverse panchine con tavoli. 
All’inizio non si riesce a capire un granché di questa disposizione, ma una volta che i nostri compagni di Budaörs ci hanno dato una spiegazione tutto è stato più chiaro, si tratta infatti di una concezione, quella ungherese, completamente differente dai canoni scolastici italiani ed europei; innanzitutto le sAcuole dell’Ungheria non hanno classi delimitate entro un’aula specifica bensì si spostano di aula in aula, creando un continuo (e inconsueto per noi occidentali) viavai all’interno dei corridoi, inoltre le ore sono di 40 minuti e la fine di ogni lezione non è accolta dal classico squillo assordante delle nostre campanelle ma da una sorta di suoneria simile a quelle emesse dai telefoni cellulari, incredibile! Infine, ogni cambio d’ora è accompagnato da musiche, solitamente di genere rock o pop-rock, emanate da quelle enormi casse situate nell’atrio della scuola, al fine, dicono le professoresse, di rendere più piacevole la frequenza degli studenti e di lasciare molta libertà ad essi, i quali si dimostrano molto coerenti, maturi e coscienziosi. 
Basti pensare che se in Italia ci fosse un sistema scolastico del genere, il caos totale darebbe vita ad una situazione irrefrenabile dovuta al fatto che i ragazzi italiani si dimostrano molto più indisciplinati e immaturi rispetto alle loro responsabilità. 
Dopo avere quindi osservato e capito le dinamiche di questa istituzione, il Preside del liceo ci mostra alcune aule: la prima è il laboratorio di informatica, simile ai nostri ma con una sola eccezione, gli ungheresi infatti possiedono un sofisticato schermo denominato “touch-screen” sul quale l’insegnante si serve di semplici tocchi con le dita sullo schermo per muovere il cursore, un apparecchio quindi molto all’avanguardia che costa anche parecchi soldi! 
In seguito ci rechiamo in un laboratoArio che è articolato come un ufficio, e dove gli studenti simulano una situazione lavorativa… e tutto sembra addirittura irreale, la stanza è pulitissima, non c’è un filo di polvere e non vi è un documento fuori posto, ogni cosa è rigorosamente all’interno della sua sede. 
Infine entriamo in un’aula insieme ai nostri compagni ungheresi, per presentarci uno per volta, indicando i nostri gusti e i nostri hobby preferiti, rispondendo talvolta a qualche domanda postaci dalle ragazze “magiare”. 
Al termine di questa “seduta” viene la parte più bella e divertente della giornata: ci rechiamo infatti al piano inferiore dove si trova una grande piscina; il tempo quindi di infilarci il costume e siamo subito in acqua! Organizziamo una partita di pallanuoto e il divertimento è assicurato, grida e urla di gioia da una parte si contrappongono a schiamazzi irruenti dall’altra e dopo svariati tiri, passaggi e spintoni la partita si conclude. 
In questo momento siamo abbastanza stanchi ma nonostante ciò nessuno sembra avvertire la spossatezza, per il semplice fatto che dopo quest’attività ci attende un altro evento, sulla carta, ancora più divertente, ovvero la partita di calcetto contro la formazione ungherese maschile del liceo; ormai negli spogliatoi tutti si sono già dimenticati delle imprese compiute in piscina, ora si pensa soltanto alla partita! Entriamo in campo ed effettuiamo alcuni esercizi di riscaldamento e dopo circa 10 minuti l’arbitro ci invita a radunarci Aal centro dell’area. 
In questo momento la tensione sale e quando il giudice di gara ci dà l’ok, noi sprigioniamo la nostra concretezza, tenacia e convinzione cantando l’inno di Mameli a squarciagola, tanto che alla fine di esso, quando riceviamo l’applauso delle nostre amiche, la concentrazione e la voglia di vincere è più alta che mai. 
Inizia la partita e sembra esserci equilibrio tra le due squadre grazie ai continui capovolgimenti di fronte che imperversano nelle aree avversarie, ma purtroppo… quest’equilibrio si sfalda dopo circa 5 minuti dall’avvio, il Guarini applica il classico “catenaccio” italiano, difendendosi e buttando in avanti palloni alla rinfusa, mentre l’Illyes avanza e attacca con veemenza e supremazia territoriale; le maggiori capacità tecnico-tattiche della formazione ungherese hanno quindi il predominio sulla nostra squadra, la quale si dimostra disorganizzata e apatica… risultato finale: 
Illyés-Guarini: 8-2… una pesante e umiliante sconfitta getta lo sconforto fra di noi e si segnalano anche dei battibecchi e litigate al rientro negli spogliatoi; alla fine la nostra eccessiva spavalderia ci ha traditi, nel momento in cui dovevamo essere degni emuli dei nostri beniamini della Nazionale Italiana. 
Comunque ci rifaremo a settembre quando si riproporrà la sfida (speriamo!). Le spiacevoli vicissitudini avvenute dopo la partita vengono però subito dimenticate pochi minuti dopo, sappiamo bene che l’indomani torneremo a casa e quindi nessuno vuole roviAnare gli splendidi momenti passati sino a quel momento con le nostre amiche. E’ ora di pranzo e mangiamo nella modernissima mensa della scuola il pranzo offertoci dalla scuola. 
Dopodiché abbiamo libera uscita, di conseguenza alcuni di noi rimangono all’interno dell’edificio, altri si dirigono verso un parco-giochi posto a circa 100 metri dalla scuola, giunti qui si scattano alcune foto e si passa diverso tempo a parlare e scherzare, nella piena consapevolezza che fra poco tempo ci dovremo salutare. Verso le 17 tutti torniamo verso casa con appuntamento al ristorante tipico-magiaro previsto per le 18,30…per una grande festa tutti insieme.
Arriviamo al ristorante e ci imbattiamo in un bel locale, rustico e nella piena tradizione ungherese; ci avviamo nel piano interrato, vi è una luce soffusa e flebile, la grande sala è ornata di caratteristiche pareti in muratura e diversi dettagli in legno. Ci sediamo e iniziamo a consumare l’ultimo vero pasto insieme alle nostre simpaticissime amiche e nel frattempo discutiamo su come trascorrere al meglio la giornata successiva…la giornata d’addio. Tra una portata e l’altra ci divertiamo a scattare qualche foto (alcune anche a tradimento!) e in seguito ci viene l’intelligente idea di scambiarci i numeri di cellulare, gli indirizzi di casa e di posta elettronica, al fine di sentirci con qualsiasi mezzo possibile per non perdere i contatti, dato che ognuno di noi si sente infelice di dover lasciare questo luogo denso di amicizia e benevolenza. Al termine della succulenta cena, le fotografie si sprecano e leA simpatiche espressioni fanno da cornice ad uno scenario splendido, in cui tutti sono felici, scherzano e si divertono. Verso le 23, dopo un grande ringraziamento alle professoresse ungheresi, le quali ci hanno accompagnato in questa lunga ma intensa avventura, usciamo dal locale e ci avviamo (per una volta, tutti in uno stesso gruppo) in un pub, e poi in un grande centro commerciale in cui passeggiamo, chiacchieriamo e scherziamo con le nostre amiche. L’atmosfera di inizio settimana è dunque svanita, la timidezza si è fatta da parte e la concretezza di una nuova e inaspettata amicizia si è avverata. Alla fine della lunga serata, intorno all’una circa, facciamo ritorno a casa e ci prepariamo a trascorrere la giornata d'addio. 

Mercoledì 2 aprile: ritorno a Torino

Purtroppo siamo giunti all’ultimo giorno di permanenza in terra magiara, al mattino fervono gli ultimi preparativi, la valigia viene controllata e riallestita con cura; per alcuni di noi (i più nostalgici) il giorno del ritorno a casa viene accolto abbastanza bene, per altri questo momento si traduce in un attimo di tristezza legato alle stupende vicende passate qui, delle vicende che non si erano mai verificate in tutta la nostra vita. Durante la mattinata decidiamo di fare una passeggiata in alcuni sobborghi di Budapest, alcuni molto carini, caratterizzati da parchi forniti di sorgenti d’acqua calda (numerose qui in Ungheria) presenti nei laghetti, l’atmosfera è strana, fra di noi vige sempre il sorriso, ma è un sorriso più pacato,A più spento dei giorni precedenti… ognuno di noi non vuole farsi una ragione che tutto ciò sta per terminare. Scattiamo le ultime foto, anche in esse le nostre espressioni non sono più quelle che contraddistinguevano i primi giorni di questa bellissima esperienza… giunge mezzogiorno e per i ragazzi di Budapest è già l’ora dei primi saluti, devono infatti dare gli ultimi abbracci alle ragazze di Budaörs le quali non si recheranno all’aeroporto Ferihegy, è un momento abbastanza triste ma si cerca in tutti modi possibili di non far trasparire questa tristezza per il fatto che renderebbe l’allontanamento da queste stupende e cordiali fanciulle ancora più doloroso. L’ultimo pranzo in compagnia delle famiglie e si passa subito al controllo della valigia e all’inaspettato ricevimento di regali da parte delle mamme e dei papà ungheresi, ed infine… i saluti, qualche sorriso… qualche occhio lucido… un ultimo abbraccio… si caricano i bagagli e ci si avvia verso l’aeroscalo. Giunti a Ferihegy, per un po’ di tempo si parla continuamente delle ragazze e alcuni di noi fanno già dei progetti su possibili imminenti viaggi di ritorno a Budapest, ma arrivati al momento del check-in, riprende piede la tensione del viaggio in aereo, l’apprensione dovuta a come dobbiamo dare i biglietti agli addetti, a come posizionare i bagagli sul nastro trasportatore, a cosa dobbiamo toglierci di dosso al momento del passaggio attraverso il metal-detector… una marea di paure quindi ci fanno per un attimo dimenticare Ale splendide e soavi sensazioni provate in questo turbine di vicissitudini e peripezie di questa intensa settimana. Una volta a bordo dell’aereo però, la nostalgia di casa si fa sentire un po’ in tutte le anime dei nostri componenti, la voglia di riassaporare le vecchie abitudini e… un bel piatto di pasta italiana è grande! Superato il solito scoglio del timore dovuto alle vibrazioni in accensione dei motori del velivolo e gli scossoni del decollo, intravediamo Budapest dall’alto, è uno scenario fantastico, uno spettacolo che non si vede sicuramente tutti i giorni, inoltre siamo al tramonto e il sole che si nasconde tra le nuvole candide è straordinario. Il volo dura circa un’ora e mezza, anche se questa volta le condizioni meteorologiche non sono delle migliori, infatti il pilota è costretto a continue correzioni e l’aeromobile oscilla vistosamente durante l’intera tratta. All’arrivo a Malpensa, siamo tutti molto stanchi ma naturalmente la sfortuna ci ha giocato un ultimo scherzo: al momento del recupero bagagli dal nastro trasportatore, la valigia di Andrea Tropeano non si trova più! Egli quindi è costretto a fare denuncia presso uno sportello dell’aeroporto e per fortuna (ma non senza qualche difficoltà) l’autista del pullman ALITALIA è gentilmente disposto ad aspettarci. Una volta saliti a bordo dell’autobus finisce il ciclo di eventi di un interminabile giornata, caratterizzata da questo spiacevole episodio che però si risolverà in breve tempo; resta quindi, dentro le nostre Amenti e le nostre anime, un ricordo indelebile di quest’esperienza, la quale si ripeterà sicuramente in futuro, perché una cordialità simile e una semplicità e una benevolenza tale, noi italiani non abbiamo mai avuto la fortuna di trovarla.


Ultimo aggiornamento: 2013-01-30 15:38:27